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Con l’inizio dell’anno, Infocube ha lanciato l’iniziativa di aggiornamento delle proprie procedure allo scopo di allinearsi allo standard internazionale per la qualità ISO 9001:2008.

Oggi si è compiuto un passo importante del percorso con il rilascio dei processi centrali quali Trattative Commerciali e Progettazione e Sviluppo Software.

L’iniziativa ISO 9001 di Infocube nasce dalla volontà di stabilire un continuo miglioramento del servizio messo a disposizione dei propri clienti. La certificazione, prevista per la seconda metà del 2014, ne darà  maggiore evidenza a livello nazionale ed internazionale.

isoISO 9001:2008 è uno standard internazionale che definisce i requisiti per i sistemi di gestione della qualità all’interno delle aziende. Lo standard è manutenuto dalla International Standards Organization a Ginevra, che cura l’evoluzione dello standard stesso e assicura la qualità delle certificazioni assegnati a livello mondiale.

Copertina Il valore strategico dell'information technology

Le tecnologie dell’informazione possono rappresentare non solo l’occasione per migliorare le condizioni di efficienza delle attività operative di un’organizzazione, ma anche un’opportunità straordinaria per il rilancio della competitività strategica di un’impresa.

Grazie alla rivoluzione innescata dal fenomeno della convergenza digitale e dalla diffusione pervasiva di Internet, questa opportunità è diventata una realtà per molte aziende, che hanno saputo valorizzare nel modo migliore le potenzialità delle tecnologie, utilizzandole come leve per sostenere strategie di grande successo. Questi casi rappresentano, però, ancora un’eccezione. Per la maggioranza delle imprese, gli investimenti in Information Technology non riescono a soddisfare pienamente le aspettative e non consentono di compiere l’auspicato “salto di qualità”, quando non si rivelano del tutto deludenti.

Perché accade questo? Quali sono le condizioni che consentono un pieno sfruttamento delle potenzialità dell’IT e quali sono le ragioni che impediscono di realizzare tali condizioni? A queste domande ha cercato di dare una risposta Giulio Maggiore, partner storico di Infocube e professore universitario presso Unitelma Sapienza, in un libro edito per Il Mulino come primo volume della collana “Innovazione, organizzazione, strategie” gestita dall’Istituto di Ricerche sulle Attività Terziarie del CNR.

Il libro – intitolato “Il valore strategico dell’Information Technology” – si fonda su un’ampia analisi della letteratura internazionale e sull’esperienza professionale maturata sul campo dell’autore, che consentono di cogliere tutta la complessità di un fenomeno dove entrano in gioco fattori di natura tecnica, psicologica, sociale e organizzativa. Per comprendere fino in fondo il processo che consente di “tradurre” in performance virtuose gli investimenti in asset informatici, occorre, infatti, analizzare tutto il percorso che va dalla prima fase di progettazione dei sistemi informativi fino alle scelte di posizionamento nell’ambito del contesto competitivo di riferimento.

Ogni fase deve essere gestita con grande attenzione, guardando non solo egli elementi di razionalità tecnica ed economica, ma anche e soprattutto alle dinamiche che l’innovazione è in grado di attivare ed alimentare in un sistema socio-tecnico quel un’organizzazione alterando gli equilibri di potere in essere e le routine operative in cui si articolano i processi aziendali. In tal senso le tecnologie dell’informazione non devono essere considerate solo come “strumenti” utili per svolgere al meglio determinate attività, ma come fattori di innesco di un processo di cambiamento organizzativo di cui è difficile prevedere l’esito.

Il volume prova ad offrire ai manager coinvolti in questo processo chiavi di lettura utili per comprendere le logiche che lo governano e per orientarlo, nei limiti del possibile, verso direzioni coerenti con le proprie strategie.

Scheda del libro 

 

improfestival

Improteatro Festival è la prima rassegna in Italia di Teatro d’Improvvisazione, organizzata dalla scuola d’improvvisazione Improteatro con la collaborazione dell’associazione Coffe Brecht.

La manifestazione, che si terrà dall’8 al 29 luglio tra le location di Napoli, Bacoli, Mercogliano e Procida, prevede la partecipazione di sei compagnie teatrali provenienti da tutta Italia per un totale di dodici spettacoli.

Improteatro è un’associazione culturale nazionale che ha come obiettivo promuovere e diffondere l’arte dell’improvvisazione teatrale, tramite scuole e associazioni teatrali distribuite in più di 30 città italiane e che contano ormai oltre 1.000 associati.

Per questa prima edizione del Festival, l’associazione Improteatro ha affidato a Infocube la comunicazione e la promozione online dell’evento.

Il sito www.improteatrofestival.it, sviluppato su piattaforma wordpress e con layout responsive, offre numerose informazioni sul Festival, con apposite sezioni dedicate al programma, alle compagnie e alle location.

Ampio spazio è inoltre dedicato alla condivisione, grazie all’integrazione con Instagram, “Improgram”: utilizzando l’hashtag #improteatrofestival, le foto saranno pubblicate sul sito e sulla pagina ufficiale di Facebook.

Nel mondo del social video cresce sempre di più la popolarità di Vine, applicazione lanciata da Twitter nel gennaio scorso che in breve tempo ha conquistato gli Usa e che si avvia anche da noi a diventare uno dei servizi di videosharing più amati e utilizzati.What-Vine
L’app permette di girare video brevissimi, della durata massima di 6 secondi, e condividerli in loop.

L’utilizzo è molto semplice: una volta deciso cosa riprendere basta cliccare sull’icona della telecamera in alto a sinistra e filmare tenendo il dito premuto sullo schermo. Potete ripetere la stessa operazione più volte, cambiando inquadratura e soggetto e giocando con montaggio e regia fino al raggiungimento dei 6 secondi.

A questo punto i vari spezzoni saranno assemblati automaticamente ottenendo un unico filmato, che potrà essere corredato di hashtag e commenti (nei limiti dei 140 caratteri) e postato su Twitter o su Facebook.  Il filmato si vedrà in loop sulla timeline di Vine.
Naturalmente è possibile anche guardare ore e ore di video altrui, scegliendo chi seguire e commentando le attività, come accade in tutte le piattaforme “social”. Capita di visionare di tutto, da video molto banali ad altri decisamente geniali, realizzati con tecniche di stop motion e usi creativi del montaggio.

imagesIl Tribeca Film Festival, celebre festival cinematografico newyorkese, ha inaugurato quest’anno un concorso parallelo battezzato #6SecFilms, dedicato ai microfilm realizzati con Vine con l’unica regola di avere un inizio, uno svolgimento e una fine. Tra i 400 video arrivati da tutto il mondo, dopo una scrematura di 40 finalisti, sono stati selezionati quattro vincitori, uno per ogni categoria stabilita: Auteur, Animate, Genre e Series.

L’app è attualmente disponibile solo per utenti iOS, ma proprio in occasione del Tribeca Film Festival Dom Hofmann, uno dei co-fondatori di Vine, ha accennato alla possibilità che Twitter di crearne una versione destinata anche ai possessori di un dispositivo Android.
Il servizio è stato creato da una startup acquistata da Twitter ottobre 2012. A tal proposito lo stesso Hofmann aveva dichiarato che la sua startup e Twitter condividevano sin dall’inizio simili valori e obiettivi e che l’incontro tra le due aziende fosse quindi prevedibile.

In effetti la stessa Twitter ha presentato Vine puntando molto sui molteplici paralleli che i suoi minivideo hanno con i classici 140 caratteri: “come i tweet, la brevità dei video di Vine ispirano la creatività”.
Se Twitter ha ridato a tutti l’opportunità di confrontarsi col giusto utilizzo delle parole e della sintassi, costringendo gli utenti ad esprimersi in 140 caratteri, Vine offre l’opportunità di confrontarsi con l’utilizzo di inquadrature e montaggio, alla base del linguaggio audiovisivo. A detta dei suoi creatori “i post su Vine riguardano l’abbreviazione e sono piccole finestre sulle persone, ambienti, idee e oggetti che costituiscono la nostra vita quotidiana”.

Twitter, social network della sintesi per eccellenza, ha di fatto scelto come propria piattaforma video un servizio che replicasse gli elementi che l’hanno reso uno degli strumenti di comunicazione più efficaci della nostra epoca. Staremo a vedere se Vine bissera questo successo nel mondo del videosharing.

Online il nuovo sito istituzionale dell’Accademia di Belle Arti di Napoli www.accademiadinapoli.it

accademia

Infocube ha curato lo sviluppo del sito e l’organizzazione dei contenuti, dando così nuovo slancio alla presenza sul web dell’Accademia.

Oltre alle sezioni dedicate alla storia dell’istituzione e all’organizzazione della didattica, ampio spazio nel sito è riservato alle news su attività culturali ed eventi organizzati, che fanno dell’Accademia di Belle Arti non soltanto un prestigioso centro di formazione ma anche un importante polo culturale per la città di Napoli.

Diffondere la cultura dell’utilizzo di internet e dei social media per la promozione e diffusione del nostro patrimonio culturale: è questo l’obiettivo delle“Invasioni Digitali” che si svolgono in questi giorni, dal 20 al 28 aprile, e che prevedono una rete di eventi su tutto il territorio nazionale.

#Invasioni digitali

L’iniziativa, ideata da Fabrizio Todisco in collaborazione con la Rete di travel blogger italiani di #iofacciorete, Officina turistica, Instagramers italia e l’Associazione nazionale piccoli musei, è partita ufficialmente alla fine di marzo ed ha subito incontrato il favore di blogger e appassionati di Internet.

Per questa settimana in tutt’Italia si contano più di 250 mini eventi presso musei, luoghi d’arte e paesaggi naturalistici, rivolti a chiunque sia attivo sui social media, dai blogger agli instagramer, ma anche per gli appassionati di arte e fotografia.

La partecipazione alle invasioni è libera e in diversi casi di musei a pagamento è stato ottenuto l’ingresso gratuito. Per iscriversi è sufficiente andare su www.invasionidigitali.it, cercare nella mappa gli eventi nella propria zona e seguire il link di iscrizione. La richiesta degli organizzatori è quella di invadere i musei con smartphone, video e fotocamere e condividere la propria esperienza. Insomma, una grande azione di promozione culturale ispirata ai principi del viral marketing.

“Utilizza il tuo dispositivo digitale per fare tuo quello che vedi e per condividerlo sui tuoi profili social”: questa l’indicazione per tutti gli aspiranti invasori digitali. Ciascuno potrà esprimersi attraverso il social media preferito:

invasionCon Instagram basterà scattare le proprie istantanee utilizzando i tag #invasionidigitali + tag definito dall’organizzazione + #igersitalia , georeferenziare l’immagine e condividerla; con Pinterest occorrerà “pinnare” all’interno della board del luogo solo foto o video del luogo dell’invasione.

Per Foursquare le regole sono: cercare la venue, iscriversi alla lista #invasionidigitali 2013, lascia un tips a memoria dell’invasione e condividere la propria presenza su facebook e twitter.

Per quanto riguarda i social più amati, su Twitter vale come sempre la regola dei 140 caratteri, seguiti dall’hashtag #invasionidigitali, mentre su Facebook è lasciata la piena libertà di esprimersi condividendo tutto quel che si vuole.

Nel manifesto dell’iniziativa ci si auspica che anche in Italia si possa avviare un processo di cambiamento che vada di pari passo con l’evoluzione della società e dei suoi progressi tecnologici, sul modello nord-europeo. Basti pensare al crescente sviluppo negli ultimi tempi di mobile applications dedicate a musei, biblioteche, siti archeologici ed altri ambiti culturali.

Oggi, attraverso le nuove piattaforme digitali e sociali del web, è possibile incoraggiare la conoscenza e potenziare sia la produzione che la fruizione dell’offerta culturale, sempre più proiettata verso il modello dell’open access.

Sembra essere ormai alle porte il lancio dell’ultimo prodotto dell’azienda di Mountain View, i tanto attesi Google Glass, gli occhiali intelligenti, che permetteranno a chi li indossa di avere davanti ai propri occhi una realtà più completa rispetto alla visione di altri esseri viventi, grazie alla cosidetta realtà aumentata.

Gli occhiali del futuro potranno davvero cambiarci la vita? Un video realizzato da un’azienda produttrice di surgelati ci mostra cosa potrebbe accadere:

Secondo le notizie fornite da Google stesso e da chi ha assistito alla presentazione durante la convention annuale Google I/O, grazie a questi occhiali sarà possibile visionare informazioni riguardanti le amicizie sui vari social network e riguardo la realtà che ci circonda, come previsioni meteo, indicazioni stradali e tante altre informazioni. Ma sarà possibile anche leggere i messaggi che riceviamo sul nostro smartphone ed effettuare chiamate e video chiamate con semplici comandi vocali.

Pare che i Google Glass arriveranno nelle mani degli sviluppatori software già alla fine del mese di maggio, nella versione Explorer Edition.

Gli occhiali intelligenti hanno un costo di 1500 dollari: a riceverli saranno coloro che li hanno prenotati durante la conferenza Google I/O dello scorso anno oppure i vincitori del concorso #ifihadglass nei social media. In pochissimi sono riusciti ad entrarne in possesso, sotto stretto riserbo sia per l’apprendimento che per i test interni, vincolati da un rigoroso contratto di non divulgazione delle informazioni e apparizioni in pubblico.

Tra i primi a sbarcare sugli smart glasses ci saranno Twitter, Path, Evernote e il New York Times.

La sofisticata tecnologia degli occhiali intelligenti, dotati di una piattaforma di wearable computing, richiede di immaginare da zero il design delle apps. Infatti gli utenti che indosseranno i Google Glass potranno adoperare comandi vocali per inviare un messaggio di posta elettronica e vedere apparire in un angolo in alto a destra le segnalazioni che arrivano dal social network Google+.

Per promuovere lo sviluppo di nuove idee attraverso i Google Glass è nata la Glass Collective, iniziativa nata da un’idea del vicepresidente di Google Ventures Bill Maris e guidata da un affiatato gruppo di investitori che premieranno gli sviluppatori con fondi ed investimenti. Lo scopo è quello di accelerare e stimolare i processi di sviluppo delle applicazioni e trasformare in realtà le idee più interessanti.

Un’infografica recentemente diffusa spiega in maniera sintentica come funzionano gli attesi Google Glass:
google-glass-infographic

Social networkCisco ha reso noti i risultati dell’ultima ricerca relativa all’impiego delle piattaforme di social networking come fonte di business all’interno delle aziende, commissionato a 3 diverse business school negli States ed in Europa.

L’indagine è stata condotta intervistando un campione di oltre 100 rappresentanti di 97 aziende presenti in 20 paesi del mondo, Italia inclusa, ed ha portato alla ennesima constatazione che ormai i social network sono entrati a far parte della vita di grandi e piccole aziende, sempre più consapevoli delle opportunità fornite in termini di miglioramento delle performance, in conseguenza del più stretto contatto con i clienti attuali e potenziali. Questi sono una fonte preziosa di informazioni su preferenze ed opinioni relative a prodotti ed all’azienda stessa. Leggi tutto »

internet_for_peaceInternet candidato al Premio Nobel per la Pace 2010: questo lo scopo del progetto Internet for peace sostenuto da Wired Italia, in collaborazione con Google, che ha lanciato un concorso su YouTube dedicato agli internauti.

Le motivazioni della proposta di candidare Internet al Premio Nobel sono chiarite nel Manifesto di Internet for Peace: “…Internet è molto più che una rete di computer. È una sconfinata rete di persone. Uomini e donne di ogni angolo del mondo connessi l’un l’altro grazie alla più grande interfaccia sociale che l’umanità abbia mai conosciuto…” . Il testo prosegue sottolineando come le caratteristiche che la Rete ha assunto nel tempo stiano alla base della crescita della civiltà dei popoli e della democrazia: tolleranza, confronto, discussione, apertura. Leggi tutto »

Google Real Time SearchSono trascorsi all’incirca due mesi dalla firma dell’accordo tra Google e Twitter e dall’annuncio ufficiale della nuova funzione Real Time Search che consente la comparsa dei post di Twitter tra i risultati di ricerca. I tempi di indicizzazione di tali contenuti, sono estremamente più brevi rispetto a quelli necessari all’indicizzazione di pagine web, articoli di blog, news, ecc. (pochi secondi contro i tradizionali 5-15 minuti).

Qualche giorno fa la rivista The Technology Review ha pubblicato un’intervista ad Amit Singhal – responsabile dello sviluppo della Real Time Search di Google – in cui ha fatto luce su alcuni aspetti relativi ai criteri utilizzati da Big G nell’attribuzione del “rank” ai post di Twitter e che condizionerebbero la comparsa di questi nelle serp. Anche in questo caso la chiave starebbe nella web reputation.

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