Il social networking è un fenomeno che da qualche anno sta impazzando in Italia grazie all’incredibile diffusione di piattaforme web 2.0 concepite allo scopo di mettere in comunicazione le persone.
Tra i social network più diffusi ricordiamo facebook, myspace, linkedin, naymz, twitter, badoo, netlog, orkut (solo per nominarne alcuni), ciascuno nato per fornire agli utenti servizi diversi, da quelli prettamente ludici come la chat o la condivisione di foto e video, a quelli più professionali come nel caso di linkedin.
La diffusione capillare della “moda” dei social network ha fatto sì che questi si trasformassero per le aziende in canali di comunicazione fondamentali attraverso cui raggiungere enormi bacini di utenza.
Essere presenti in un social network determina notevoli vantaggi per un’azienda in termini di incremento della brand awareness, cioè della notorietà del brand e della capacità dei consumatori di associare il marchio al prodotto/servizio.
E’ dai social network che nasce oggi la forma più antica di pubblicità e che ha il maggior impatto sull’immagine aziendale e, quindi, sulla fiducia degli utenti nel brand: il passaparola, tra gli internauti che discutono online di qualunque argomento.
Si spiega così l’incredibile proliferazione negli ultimi mesi delle pagine adv veicolate, gratuitamente e non, su Facebook, al momento il social network più diffuso al mondo, e che invitano gli utenti a diventare fan di brand, a partecipare ad eventi, discussioni, e a postare commenti.
Visibilità e notorietà si avviano comunque a diventare solo una minima parte dei servizi forniti e del valore aggiunto portato da Facebook alle aziende di tutto il mondo.
Durante l’ultimo Forum economico mondiale di Davos, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha voluto dimostrare alla platea come il social network possa essere utilizzato come prezioso strumento di marketing per ricerche mirate su specifici gruppi di persone.
Una semplice richiesta di esprimere la propria opinione sul piano di stimolo per l’economia di Obama, inviata ad un campione di centomila utenti americani. In pochi minuti i risultati del sondaggio erano a disposizione della platea!
È facile immaginare quanto possa essere interessante questo strumento per le fasi di test che precedono il lancio dei nuovi prodotti e che generalmente vengono condotte mediante focus group, interviste e strumenti di rilevazione più complessi e costosi.
Il database di Facebook, popolato con informazioni personali di oltre 150 milioni di persone (dati anagrafici associati a gusti, opinioni e necessità di qualsiasi genere) ha, dunque, un valore inestimabile.
Di questo è perfettamente consapevole Mark Zuckerberg che avrebbe intenzione di mettere a disposizione delle aziende i dati dei suoi utenti, rendendo il social network una piattaforma per le ricerche di mercato.
A questo si riferiva il CEO, quando ha dichiarato a Robert Scoble, famoso blogger esperto di tecnologia, che il 2009 sarà un anno “intenso” per Facebook.
La notizia, pubblicata dal Guardian prima e dal Telegraph poi, in brevissimo tempo ha fatto il giro del mondo suscitando non poco scalpore e indignazione nell’opinione pubblica.
Facebook ha già venduto l’accesso al proprio database a CareerBuilder, società di recruitment internazionale ed a AT&T, gigante statunitense delle telecomunicazioni.
Si apre dunque una nuova era per il social network più famoso al mondo: da piattaforma visitata soprattutto da teen ager e utilizzata dalle aziende per strategie di web marketing, a potente database per ricerche ed analisi di mercato.









27 agosto 2009 - 17:16
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