Quando si parla di Open source in ambito informatico si fa riferimento a software sviluppati da una Comunità internazionale che si ispira ad una particolare “filosofia” basata sulla condivisione dei file sorgenti e sulla collaborazione nello sviluppo del software finalizzata al continuo miglioramento e all’ottimizzazione delle performance dello stesso.
Da anni si cerca di incrementare l’impiego di soluzioni Open source in sostituzione di quelle proprietarie nelle pubbliche amministrazioni per garantire loro maggiore indipendenza nell’utilizzo dei propri ambienti informativi e maggiore trasparenza ai cittadini nella fruizione dei pubblici servizi.
Sono queste alcune delle argomentazioni sostenute dalle oltre cinquanta società che hanno recentemente costituito l’organizzazione Open source for America al fine di educare i decision maker del governo federale americano sui vantaggi derivanti dall’Open source e sensibilizzarli, quindi, sulla necessità dell’impiego di tali soluzioni nelle amministrazioni degli Stati Uniti.Tra le società fondatrici di questa coalizione spiccano Red Hat, Linux Foundation, Google, Mozilla, Alfresco, Oracle, Open Source Initiative, solo per citarne alcune.
Mentre oltreoceano c’è già una particolare apertura verso l’impiego di questo tipo di soluzioni nelle pubbliche amministrazioni (si pensi, ad esempio, alla migrazione a Linux del sistema postale statunitense reso noto poche settimane fa), in Europa sono ancora grosse le perplessità relative al passaggio dall’utilizzo di sistemi proprietari a soluzioni Open source nell’ambito delle istituzioni della UE. Uno studio sulla possibilità dell’impiego di tali soluzioni (nell’ambito di Commissione Europea, Corte dei Conti e Parlamento Europeo in particolare) si sarebbe concluso con una valutazione negativa per gli elevati costi necessari a tale migrazione, ammortizzabili in più di trent’anni!
Anche in Europa comunque qualcosa si muove. A Berlino, per esempio, diverse scuole d’arte stanno passando a Linux investendo nell’insegnamento i fondi così risparmiati; in Italia diverse amministrazioni locali (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Friuli) hanno già approvato leggi sull’uso di software liberi o hanno manifestato l’intenzione di passare all’Open source.
Se per la pubblica amministrazione sono ancora molti i dubbi e le perplessità che limitano l’impiego delle soluzioni Open source, per le aziende private Gianni Anguilletti, Country Sales Manager di Red Hat Italia, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 ore, sembra non avere dubbi sul ruolo vincente di tali soluzioni per supportare la ripresa dalla crisi delle imprese italiane.
Sottolineando la necessità delle aziende di dotarsi di efficienza operativa e agilità competitiva garantita da tecnologie e processi alternativi, Anguilletti dichiara “…sono convinto che le tecnologie Open Source siano in grado di fornire risposte concrete ed esaustive alla contraddizione che si trovano ad affrontare i responsabili dei sistemi informativi ai quali viene regolarmente chiesto di erogare servizi sempre più efficienti, puntuali, affidabili, innovativi e a supporto delle iniziative dell’azienda, ma con investimenti di risorse finanziarie e umane sempre minori.”.
Naturalmente resta di fondamentale importanza affidarsi a consulenti informatici competenti che siano in grado di interpretare le reali esigenze delle singole realtà aziendali e, sulla base di queste, implementare e verticalizzare le migliori soluzioni Open source o sviluppare software ad hoc … a codice aperto.









24 ottobre 2009 - 11:46
[...] Velleitari? Solo in apparenza, perché l’open source guadagna posizioni, apre varchi anche nella pubblica amministrazione. Due esempi per tutti. Il clamoroso successo del browser Mozilla Firefox e della suite OpenOffice [...]