Oltre 900 milioni di euro . Nel 2009 questo sarà l’investimento delle aziende nell’advertising online.
Allo Iab Forum di Roma, lo scorso 15 luglio, sono state presentate le cifre che sottolineano il successo della comunicazione via web. La pubblicità su internet, con oltre il 10% di crescita, batte la concorrenza dei canali tradizionali quali la televisione (-10.2%), la radio (-9,4%) e la carta stampata (-21,5%).
Questi risultati indicano la presa di coscienza da parte delle aziende della necessità di innovare il proprio modo di approcciare al mercato, costituito ormai da utenti che hanno sempre maggior dimestichezza con la Rete e che sempre più numerosi “frequentano” i social network scambiandosi opinioni e informazioni su prodotti e servizi. È nell’ambito dei social network, in sostanza, che si genera la moderna forma del passaparola, e proprio per questo sono diventati strategici strumenti per ottimizzare la comunicazione aziendale e raggiungere direttamente gli utenti stabilendo un rapporto interattivo con essi.La comunicazione verticale, tipica delle strategie di marketing tradizionale, ha ceduto il passo ad una comunicazione orizzontale, tra pari (peer to peer). Confrontarsi direttamente con gli utenti, sfruttarne gli apprezzamenti come prezioso passaparola positivo, ed accettarne le critiche in maniera costruttiva, al fine di migliorare la propria offerta, è diventato l’approccio vincente per conseguire un vantaggio competitivo.
Il contatto diretto con l’utenza finale rappresenta per l’azienda una fonte preziosa di informazioni su esigenze, preferenze, opinioni e tendenze del mercato e sulla percezione che gli utenti hanno dell’azienda e del brand. Farsi trovare all’interno di un ambiente piacevole e “alla moda” quale il social network, inoltre, trasmette certamente un messaggio positivo al pubblico che si sente seguito ed ascoltato in un contesto che impone una comunicazione senza filtri. Ma bisogna fare attenzione poiché anche la scelta del social network in cui dedicare uno spazio al proprio brand è importante e va fatta con criterio. Essa dipende dalla tipologia di target cui ci si rivolge e dallo scopo perseguito, dunque è necessario considerare le caratteristiche delle singole piattaforme e, in base a queste, effettuare una prima segmentazione demografica.
Ciò che distingue i vari social network è innanzitutto lo scopo per cui gli utenti vi si iscrivono: tenersi in contatto con i propri amici o ritrovare vecchie conoscenze come in Facebook, condividere con chiunque le proprie idee attraverso un servizio di microblogging come Twitter, soddisfare il bisogno di conquistare una certa “dose di notorietà” attraverso la pubblicazione di un video su You Tube o di qualche foto su Flickr, intessere rapporti di tipo professionale come in Linkedin, Naymz o Xing.
Prima di “avventurarsi” in un’impresa di social networking è dunque necessario chiedersi qual è il proprio obiettivo e che tipo di target si desidera raggiungere, analizzare le peculiarità dei vari social network e, solo alla fine, decidere dove concentrare i propri sforzi ed investimenti.
Tutto questo tenendo ben presente che essere presenti sul web non offre soltanto opportunità. I rischi sono elevati e derivano proprio dall’assenza di filtri nella comunicazione. Quindi è bene essere pronti a rispondere con celerità e soprattutto sincerità, mostrandosi disposti ad accettare le critiche e pronti a “correggere il tiro”. In questo modo l’utente si sentirà attore nella definizione delle caratteristiche del prodotto/servizio offerto (ovviamente la rapidità della risposta richiede anche una certa flessibilità del processo produttivo aziendale).
Portare avanti un’attività di promozione/comunicazione in rete, e sui social network in particolare, è un lavoro che richiede tempo, costanza, attenzione, conoscenza delle peculiarità del web e predisposizione alle relazioni interpersonali. Non sarebbe saggio sottovalutare l’impegno necessario: il prezzo da pagare in termini di immagine potrebbe diventare elevato.









27 agosto 2009 - 17:38
Sono assolutamente d’accordo: sia sull’efficacia della promozione sui social network che sull’approccio “low profile” che deriva dall’esposizione a giudizi/critiche che, di fatto, avvicinano le aziende ai propri utenti.
Sapere, infatti, di poter battere un canale di comunicazione bidirezionale (e, anzi, magari anche sbilanciato a favore della massa) come quello dei social network, significa per gli utenti recuperare un po’ di fiducia sul tanto auspicato feedback che spesso, dalle aziende, manca…e questo, secondo me, rafforza l’immagine che si ha di un brand, di un prodotto o quantaltro.
Purtroppo non tutte le aziende (ed è paradaossale, proprio quelle più grandi) non riescono ancora ad apprezzare i benefici derivanti dalle nuove forme di comunicazione del web, giudicandole un pericolo per la loro istituzionalità…come se poi le magagne, gli errori ed i problemi di queste ultime non vengano diffusi attraverso gli altri media
27 agosto 2009 - 18:07
Trovo formidabili le potenzialità di diffusione dei brand che oggi hanno i social network. La ragione di questa enorme risorsa di business, a mio avviso, deriva dalla fiducia che si ripone nel termine “network”: chi fa parte del mio network è un mio amico e chi meglio di lui può suggerirmi prodotti, siti e informazioni rilevanti per me utente?
Il dubbio sorge nel momento in cui i network si allargano eccessivamente; non sempre un’azienda ha le capacità e le risorse per gestire i miliardi di informazioni che i nostri famigerati UGC mettono in rete. Come si potrebbe arginare l’eccesso di contenuti o riuscire almeno a filtrarli tutti, senza far in modo che l’azienda debba assumere più personale addetto a tali attività?
Aspetto nel prossimo post la risposta.
22 gennaio 2010 - 11:52
[...] successo delle aziende che decideranno di sfruttare le opportunità fornite dai social network dipenderà, dunque, dalla capacità delle stesse di razionalizzare le policy per la gestione di [...]